Franco D’Imporzano
(Attore e Poeta dialettale)

Associazione di Solidarietà
Cultura & Volontariato
"L'ANGOLO DEL MONDO"
O.N.L.U.S.
- COORDINAMENTO -


Nasce a Sanremo il 14 dicembre 1940.

Fin da giovanissimo (complice la dimestichezza con il poeta e commediografo dialettale concittadino Gin De Stefani, suo cugino in secondo grado: la madre del de Stefani è infatti una D’Imporzano, sorella del nonno di franco) viene attratto da poesia e teatro in vernacolo. Comincia a scrivere sonetti, brevi favole, liriche in rima e in versi sciolti e a raccogliere proverbi e modi di dire caratteristici, racchiudendo il tutto in quaderni che conserva gelosamente, lontani da occhi indiscreti.

Partecipa, nel 1959/60 all’allestimento di commedie presso la Federazione Operaia Sanremese (Via Corradi), sotto le insegne del G.A.D. (Gruppo Attori Dilettanti, o forse "Gruppo Arte Drammatica", non ricordo bene) intitolato Piccolo Teatro Matuziano. Sue le parti del Console in "Büriana" del De Stefani e de "u sciù Alziati" ne "L’argentu vivu" di Silvio Zambaldi. Diplomatosi ragioniere, viene assunto (dopo impieghi saltuari presso il Comune, e in uffici privati) da un istituto di credito con filiale a Sanremo, che lo destina ad operare presso succursali lombarde. Resterà a lavorare a Monza (MI) per circa dieci anni, durante i quali, grazie anche alla vicinanza con l’allora "capitale morale" d’Italia, più che la propria professione di bancario curerà la vocazione di filodrammatico (frequentazione corsi di recitazione tenuti dall’attrice Nella Baratta-Marcacci, partecipazione ad allestimenti teatrali sul palcoscenico del "Concordia" di Milano: "Il Miracolo", dramma di Attilio Ortolani, nel quale interpreta la parte di un frate e la commedia -cabaret "Ha perduto il messaggio" di Giorgio Buridan, nella quale si permetterà addirittura di prendere in giro Luigi Pirandello) nonché di scrittore. Si, perché accanto all’ "attore" (sia pure dilettante - come si usava dire allora, oggi si preferisce il più asettico aggettivo "amatoriale" - ) fiorisce più che mai in questo periodo il poeta dialettale.

Attorno al 1962 incomincia a pubblicare sul "Corriere della Riviera", settimanale fondato e diretto dall’avvocato Nino Bobba. Sue le rubriche settimanali in versi "Fòure da 4 sòudi", "L’ürtimu sanremascu". "A vedrìna d’e macéte". Nello stesso perido alcune sue composizioni ottengono segnalazioni in importanti certàmi letterari, tra cui il Premio "Lanciano", nel quale (1965) entra nella rosa di finalisti del càlibro di Albino Pierro (lucano) e di Mario Dell’Arco (romano).

Nel 1971 la Compagnia Stabile "Città di Sanremo", fresca di fondazione (1970), mette in scena la sua prima commedia: "L’umbra de Cleupatra", "tréi ati aa bela méju" - stando a quanto afferma l’autore stesso - affidati alla regia di Nini Sappia. E’ in occasione di quel debutto che conosce la sua futura "metà": Fina Ferrante.

Nel 1972 le nozze. Nel 1973, assieme alla nascita del primo figlio - Paolo - giunge il trasferimento presso la filiale di Sanremo. Da allora, sue poesie ed articoli in difesa del dialetto e delle tradizioni cittadine appaiono su "L’Eco della Riviera" e sulla rivista annuale della Famija Sanremasca "Civitas Sancti Romuli" (di cui per qualche anno cura la redazione).

L’attività di filodrammatico prosegue in seno alla "Stabile".

Interpreta le parti di "Pinìn Torcetti" ne "L’Estài de S. Martin" di De Stefani, de "l’avucatu Cancarùn" ne "L’ànigma in giandézu" del Bertini, di "Bianchi" in "Cun i sòudi u nun se schersa!" di E. Mangini. Per fornire copioni alla Compagnia, traduce dal milanese le commedie "Anima travasada" (titolo sanremasco "L’àgnima in giandézu") di Guido Bertini, dal genovese "Ina nöte d’Infernu!" (stesso titolo in sanremasco) di Luciano Borsarelli, dal milanese ancora "El zio matt" (diventato "U barba matu") del Bertini.

Nel 1974 / 75 crea - per conto dell’Associazione Famija Sanremasca - Arti e Tradizioni - la collana editoriale "Autori Sanremaschi" disponendo e curando, in poco tempo, la pubblicazione di ben tre libri: "Caru méi Campanin!" di G. De Stefani, "Figure, ombre, ricordi" di Giuseppe ("Pìpin") Ferrari e "Pagine di storia sanremasca" del professor Nilo Calvini. Pur avendo il D’Imporzano coltivato arditi progetti - forse troppo professionali per Sanremo - riguardanti futuri "lanci" di opere dei vari: Dino Ardoino, Arturo Bacherini, Vincenzo Balbis, Francesco Biamonti, Rinaldo Boscetto, Pio Carli, Davide Conrieri, G.B. Conrieri, Duilio Cossu, Luciano De Giovanni, Pietro Ferrua, Cesare Gentili, Libereso Guglielmi, Renzo Laurano, Moreno Marchi, Fabiano Scalabrini, Renato Tavanti, Antonio Varoli ed altri autori con i quali è in ottimi rapprti da tempo, l’iniziativa ha termine per sempre dopo l’uscita del terzo libro: il consiglio direttivo dell’associazione non collabora affatto con lui ed il nostro è costretto a dimettersi dall’incarico e, dopo poco tempo, dall’associazione stessa. Nello stesso periodo - più o meno - è co-fondatore del gruppo corale-strumentale "i növi". Diventa paroliere di canzoni. Ne scrive quattro per la musica del maestro Demo Bruzzone ed una per il maestro Piernani. In coppia con lui lo chansonnier-macchiettista "Mudè u Generale" (al secolo: Modesto Valentino De Cesare) allestisce e presenta due recitals di poesie e canzoni intitolati: "in fil de vùuxe, tanta nustalgia..." e "Ina lessiun de sanremascu".

Nel 1979 si iscrive alla S.I.A.E. presso la sezione "Musica".

Provvederà in seguito ad estendere la qualifica di Autore alle sezioni SIAE denominate D.O.R. (Drammi, Operette, Riviste) e O.L.A.F. (Opere Letterarie Arti Figurative). Nello stesso anno pubblica per i tipi delle Edizioni Gandolfi S.a.s. il libro "Déixe sunéti arragiài e tréi pueméti stravaganti". L’attività di commediografo continua con la commedia in tre atti "E bügne du sciu Steva", scritta in collaborazione con Nini Sappia da un canovaccio di Stango e Petrilli. L’attività di traduttore marcia di pari passo con le altre: si profilano "Viègiu ae Seycelles" (tradotta dal genovese), di E. Berio e "U castélu du conte de Rèn", riduzione de "L’Antenato", di Carlo Veneziani.

Un suo sonetto, "Madona da Costa" viene, nel 1983, inserito da una religiosa, suor Elena Borea, nel saggio "Il santuario della Madonna della Costa nella storia e nella vita dei sanremesi" (Edizioni Arti Grafiche Rebollini-Milano).

Dal 1984 al 1989 - eletto consigliere comunale in qualità di indipendente nelle file del Partito Comunista Italiano - apre una parentesi politico - amministrativa. Tiene - tra l’altro - una rubrica settimanale intitolata "Il rovescio della medaglia" presso la televisione "Odeon TV Sanremo".

Nel 1988, due sue composizioni poetiche: "Nustalgia" ed "In giurnu a sentirò a vùuxe de marina", vengono incluse nell’antologia di Autori contemporanei "Momenti di Vita" dell’Editore Vincenzo Ursini - Catanzaro.

Nel 1990 viene rappresentata dalla Compagnia Stabile "Città di Sanremo" la sua commedia in due tempi "A s-ciürma du Tricche-Tracche", con la regia di Ninetto Silvano (l’autore vi interpreta la parte di "Amletu Trombini"). Suoi sono stati - nel frattempo - i ruoli di "Miché" ne "U ciaravüju" di De Stefani/Jacono, di "Panìsci" in "Arsenicu e véji merléti" del Kesserling e di "Duàrdu" in "Viègiu ae Seycelles" di Berio.

Nel 1992 l’editore Domenico Maria Managò - su segnalazione del poeta Luciano De Giovanni - inserisce nella collana "Salsedine" (che annovera opere di Angeletti, Bajini, Capano, Cassinelli, De Giovanni Quiriconi, Vivaldi, Zavanone ed altri ) un volumetto di versi del D’Imporzano, intitolato "Védri d’aiga durse" che ottiene un buon successo di critica, arrivando ad essere recensito dal poeta Franco Loi sulla pagina letteraria de "Il Sole-24 Ore".

Nel 1993 collabora con Costanzo Luigi Oliva nella redazione del "Calendariu da Scarpéta" (il calendario si avvale di illustrazioni del compianto pittore Carlo Alberto).

Nel 1993 cura l’allestimento del recital "Ti vöi ch’a te ne conte üna?....", comprendente brani suoi e di altri autori sanremaschi "classici" e contemporanei. Nel 1994, presso il Teatro "Ariston", in occasione della serata in memoria di Nini Sappia, presenta il suo atto unico "Girumìn u l’è scarugnàu" interpretandovi la parte del protagonista. Il sunnominato atto unico verrà poi rappresentato anche dalla Compagnia "Lo Scampolo" di Diano San Pietro e dalla Compagnia "Riémughe surve" di Montalto ligure.

Dal 1993 al 1996, in collaborazione con Marcello Gagliardi e sempre sotto l’égida dello "Stabile" sforna innumerevoli "recitals" (i più degni di essere ricordati - secondo lui - sono: "A lanterna di tréi stupìn", "Fira, fira, firastròca", "Tüta Sanremu, ciapétu pé ciapétu", "Prove per l’8 Marzo prossimo venturo", "Antonio Rubino, l’amico delle nuvole").

Nel 1994, in collaborazione con lo scrittore torinese Franco Roberto, scrive la commedia "Gente, a me mariù a vìdua alégra!", a tutt’oggi non ancora rappresentata. Sempre nel ’94, su proposta della Famija Sanremasca, viene insignito dal Comune di Sanremo dell’onoreficenza "Premio San Romolo".

Dal 1997 in poi, raggiunta l’agognata PENSIONE , rassegnate le dimissioni da presidente della Compagnia Stabile cittadina (carica da lui occupata più volte, in epoche diverse e per lunghi periodi), complice la tranquillità dello studiolo di Piazza Eroi Sanremesi, continua a produrre composizioni (in dialetto e in lingua), commedie, atti unici, sketchs, riempiendo all’inverosimile i cassetti della propria scrivania ed ottenendo talvolta lusinghieri piazzamenti in concorsi letterari.

Nel 1999 esce, per i tipi di Managò Editore, il volume "A véja magìgura" (prefazione del Professor Francesco Gallea, illustrazioni del pittore Mario Bardelli).

Nel 2000, a Genova, si aggiudica il Premio Nazionale di Poesia in dialetto "San Fruttuoso".

ECC. ecc. ecc. ....

Il resto...non appartiene già più alla "Storia Patria", bensì alla cronaca attuale e - speriamo - a quella futura!

F.D.

E-mail:       infoangolo@libero.it

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